Ryū Zō Dō

Zen Dojo Rimini. Benvenuti,abbiamo pensato di aprire questo Blog per far conoscere il Dojo Zen di Rimini, le iniziative, gli appuntamenti, la sua storia. Il Dojo infatti nasce nel 1984.

martedì 20 maggio 2008

Pensiero spensierato



47 La postura nel suo insieme deve tradire un pensiero spensierato, leggero, non un pensiero pensoso. L’equilibrio verticale della testa è un buon indicatore.

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Nello Zazen non si arriva primi né ultimi, ma ci si esercita dall’inizio alla fine, dalla testa ai piedi. Trovate una postura conveniente e coltivate l’immobilità.


Da: L’abito fa il monaco Appunti sparsi a cura di R.Myoren Giommetti La Tipolitografica Salsese (Pr) Maggio 2003

giovedì 15 maggio 2008

8 Maggio


L'incontro con la monaca Rosella. Ero di corsa, poco tempo, un ritaglio nella pausa pranzo e quindi sono arrivato nel Dojo senza pensare, cosi incontro all'ignoto.Non mi ero preparato, nessuna delle solite aspettative o strategie, solo una leggera inquietudine un filo di paura davanti al nuovo.La prima impressione è stata quella di essere di fronte a una persona sincera, una persona che non sta recitando una parte, che non ha secondi fini. Davanti a lei ho iniziato a parlare a raccontarmi. Ho condiviso ciò che in questi ultimi mesi mi frullava in mente: spunti, abbozzi di idee, impressioni, piccole intuizioni davanti a lei hanno miracolosamente preso forma e armonia. Rosella ha accolto tutto ciò, mi ha dato motivi di approfondimento e poi mi ha stupito invitandomi a considerare il fatto che in fondo noi non sappiamo nulla. Ho capito che ciò che credo di sapere, le convinzioni, le idee incrollabili sono dei paraocchi che impediscono di guardare la realtà.Questo concetto non mi suonava nuovo, a livello teorico avevo già sentito questi insegnamenti, ma davanti a lei e al mio raccontarmi li ho visti applicati sul vivo li ho "senentiti".Poi la sera dopo la meditazione e dopo altri interessanti discorsi fatti tra lei e noi frequentatori del Dojo, la riunione faticava a concludersi. Eravamo reticenti ad andarcene, era come se una forza misteriosa ci tenesse legati. E infatti davanti a un buon te che sanciva la fine dell'incontro di fronte all'ennesimo tentativo del gruppo di raccontarsi di creare un senso,Rossella ha condiviso con noi la sua storia, si è raccontata come raramente ho avuto il privilegio di ascoltare. Cosi senza rete, ne difese portando alla luce la materia piu sensibile e vulnerabile. E sono rimasto colpito dalla sua maturità psicologica, da quel coraggio che propio non mi contraddistingue, di riportare la responsabilità della sua vita su se stessa, ammettendo debolezze, errori paure ecc. Per me la cosa è stata enorme, l'ho ammirata sinceramente.L'ho sentita viva, pienamente presente più umana che mai. Un essere umano con il coraggio della sua umanità, un coraggio che vorrei avere anche io, da quanto lo inseguo!
Giorgio Girolomini

martedì 6 maggio 2008

Quando avvertite la difficoltà


24 Quando avvertite la difficoltà, riunite le mani con precisione e delicatezza (gasshò), inclinatevi e cambiate posizione.In quel momento, con quel gesto delicato, realizzerete che, in fondo, avreste potuto pazientare.E’ un insegnamento che ricevete dalla compassione stessa che vi abita.

Da: L’abito fa il monaco Appunti sparsi a cura di R.Myoren Giommetti La Tipolitografica Salsese (Pr) Maggio 2003

mercoledì 30 aprile 2008

LA CATTIVA STRADA di Fabrizio de André




Alla parata militare
sputò negli occhi a un innocente
e quando lui chiese "perchè"
lui gli rispose questo è niente
e adesso è ora che io vada
e l'innocente lo seguì
senza le armi lo seguì
sulla sua cattiva strada.
Nei viali dietro la stazione
rubò l'incasso a una regina
e quando lei gli disse "come"
lui le rispose "forse è meglio è come prima
forse è ora che io vada"
e la regina lo seguì
col suo dolore lo seguì
sulla sua cattiva strada.
E in una notte senza luna
truccò le stelle ad un pilota
quando l'aeroplano cadde
lui disse "è colpa di chi muore
comunque è meglio che io vada"
ed il pilota lo seguì
senza le stelle lo seguì
sulla sua cattiva strada.
A un diciottenne alcolizzato
versò da bere ancora un poco
e mentre quello lo guardava
lui disse "Amico ci scommetto stai per dirmi
adesso è ora che io vada"
l'alcolizzato lo capì
non disse niente e lo seguì
sulla sua cattiva strada.
Ad un processo per amore
baciò le bocche dei giurati
e ai loro sguardi imbarazzati
rispose "Adesso è più normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto,
è giusto che io vada
ed i giurati lo seguirono
a bocca aperta lo seguirono
sulla sua cattiva strada
sulla sua cattiva strada.
E quando poi sparì del tutto
a chi diceva "è stato un male"
a chi diceva "è stato un bene"
raccomandò "non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c'è amore un po' per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada

lunedì 14 aprile 2008


"Il vero viaggio, la vera scoperta
non consiste nello scoprire nuovi territori;
ma nell'avere nuovi occhi"
Marcel Proust



Dice un mistico cristiano: "Affermare Dio è realmente diminuirlo. Dire che Dio è buono, giusto, intelligente, è racchiuderlo in una concezione creata che è applicabile solo alle cose create.
Dal principio, nessuna cosa è, eccetto quello che creiamo con la nostra mente illusoria.
Quando l'Io è illusione, anche tutto ciò che gli viene attribuito deve essere un'illusione, compresi i peccati mortali, i desideri, l'inferno e la terra della felicità.
Nella dottrina dell'illusione, l'immaginazione, o discriminazione è l'ente creatore di ogni genere di mali, quindi, dell'infelicità.
Non appena sorge nella mente l'idea del "mio" e del "tuo", siamo schiavi del nostro karma.
Dichiararsi "atei", oppure "credenti" è cercare di respingere o afferrare con il pensiero qualcosa che non può essere oggettivizzato ed espresso in alcun modo.
Ci si può definire atei solo affermando il dualismo, la contrapposizione con il credere in qualcosa e quindi pensando, quello che non è pensabile.
Buddha non dice che l'Essere è il fondamento ultimo né che non esiste fondamento.
Buddha ci fa vedere che non sappiamo cosa diciamo, che chiediamo per inerzia della mente, per pigrizia nel superare la mera teoria e per paura della prassi: L'ELIMINAZIONE DEL DOLORE.
E' possibile che la definizione di ateo dipenda da una concezione molto particolare della divinità, quale la si intende nelle religioni abramiche o nelle filosofie dell'essere.
Siddhartha rifiuta il Dio dei filosofi e dei teologi, si oppone a che si possa manifestare Dio in qualsiasi modo e giungere a lui come una conclusione (chi può "racchiudere" Dio)?


Francesco Taiyū Gallo

venerdì 11 aprile 2008

Tribali



Osservando i quadri dei graffitisti americani degli anni ‘80 notiamo nello stile che li caratterizza il tratto deciso, spesso, istintuale, prodotto dalla bomboletta spray.
In Keith Haring è quasi una linea continua, decorativa, che si scopre nel momento in cui il corpo si dispone nello spazio, in cerca di superfici da decorare, da raccontare.
I critici di oggi trovano nel tratto graffitista il richiamo tribale dell’uomo che sente la necessità di esprimere un’ appartenenza e di rappresentarsi, quindi, di riconoscersi.
Nello stesso periodo, fino ad oggi, i giovani cercano i confini del proprio corpo attraverso i tatuaggi, i pircing, il taglio dei capelli. Gli abiti stracciati e ricuciti, molto grandi, comodi, adatti alla strada, al gioco, sono un altro confine in cui trovare spazio.
La tribù è fatta di coetanei in cui riconoscere i propri istinti, le pulsioni musicali, le sensazioni alterate.
Nei quadri dei graffitisti di oggi, che ancora adottano questo modulo espressivo, troviamo simboli come il bambino, l’uomo, il cuore, il gelato, il dollaro, il pesce, l’ombrello, il fiore, e sempre la propria firma, anche quando non c’è niente da firmare se non la propria firma. La tag è un segno che sintetizza, riduce il proprio nome ad una lettera apparentemente astratta che si esprime e si riconosce nella ripetitività.
La tribù in cui riconoscersi, i simboli che raccontano la nostra storia, i riti del gesto ripetuto all’infinito sempre uguale: in definitiva di che cosa stiamo parlando?

L’essere umano che vive su questo pianeta, nella città di New York, (che negli anni 80 rappresenta l’apice della cultura occidentale), cerca la sua identità nel corpo, nell’essenza dell’istinto, nell’assenza di sovrastrutture.
La memoria tribale delle cellule lo porta a rappresentare se stesso, nell’assenza di tempo, nell’essenza della forma. Emerge prepotentemente il senso di uguaglianza. Ha inizio la globalizzazione.
Internet sta per portare una rivoluzione epocale al nostro sistema cognitivo e percettivo.
Se noi oggi parliamo di Universo, di stelle, di galassie, dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, identici nella rappresentazione comprensibile al nostro occhio, traducibile nel nostro sistema decimale di misurazione, dall’astronomo al biologo, noi esseri che ne facciamo parte dove ci collochiamo?
Nella vita di tutti i giorni, con le nostre esigenze, i nostri bisogni, le nostre incomprensibili emozioni, ( meglio comprensibili quando costruiamo un sistema di decodifica come l’analisi o la psicoanalisi) troviamo necessariamente soluzioni essenziali, reagiamo mentalmente attraverso il sistema binario: si-no, vado-non vado, posso-non posso. Mi piace-non mi piace.
Dal momento che è sempre più complesso e serrato il tempo della risposta che ci viene richiesta la nostra reazione salvifica è quella di tornare al corpo, al senso di fame e sazietà, di vuoto-pieno.
Rimane un problema che resta nell’ombra. Tra la veglia e il sonno, la notte e il giorno, la felicità e la tristezza restano i quesiti irrisolti, che abbiamo lasciato al tempo residuo e sono quelli della mente che cerca i propri confini, i limiti di cui ha bisogno per lavorare sulle coordinate dello spazio e del tempo.
Persino un’emozione ha bisogno di confini.

Partendo da una "normalità" presunta, le emozioni che i giovani e ormai i non più giovani, tendono a ricercare e sperimentare fino all’ignoto, attraverso qualsiasi tipo di sostanza che le alteri, dove finiscono? Quali sono i loro confini? Restano dentro i confini del corpo? Coinvolgono anche i vicini? Fino a che punto si spingono? Fino a dove possono arrivare?
La tribù sintetizza e coordina le emozioni, le mette in fila grazie ai tempi collettivi della la festa, la musica, il concerto, l’acool, il fumo. Dentro quello spazio e tempo definiti, la fase sperimentale di ricerca emotiva, spaziale, fisica del superamento dei propri confini individuali può trovare anche il senso della propria fine. Come in un baccanale dionisiaco, le forze collettive scatenano le pulsioni fino a varcare la soglia razionale dei limiti del possibile.
Gli anni ‘80 si chiudono, come in ogni epoca, nulla è più come prima. Tutto torna a una nuova normalità.
*Gli atti fondativi dei popoli, i riti, i miti, le cerimonie, appartengono al DNA delle civiltà pre-moderne e ne costituiscono anche la filosofia.
"Sacro, Mito e Rito trovano fondamento storico nell’Antica Teologia, così come ci viene tramandata da Aristotele e si differenzia dalla filosofia per categorie storiche ed epistemiche. Esiste una filosofia antica che si occupa del Divino: da Pitagora a Parmenide, alla sapienza presocratica, la speculazione filosofica è anche Teologia, teoria, contemplazione del mondo come manifestazione del Divino. Platone pone un’analogia tra mondo dell’Assoluto, monde del Relativo e Luogo Originario come idea del bene e del bello. (…)
Non c’è alcuna differenza tra pensiero che pensa il mondo e pensiero che pensa il Divino."
E.Myōkan Ferrari

giovedì 10 aprile 2008

Ateo



Sono Ateo.In questi giorni è venuta fuori la questione.Normalmente non ci penso neppure, ma a volte per giustificarmi sottolineo il fatto che sono ateo. Ma che cosa intendo in realtà?Non so bene neanche io...mi rendo conto che non so nulla; parlo, straparlo prendo posizioni. Ma poi quando mi guardo dentro e cerco di essere onesto, il vuoto, l'incertezza totale. L'unica cosa che mi sembra di poter dire e che in questo momento non ho sete di assoluto, non mi importa se dio esiste o no.
E che cosa c’entra lo Zen?
Io mi siedo in Zazen (meditazione zen) tutti i giorni. Da un anno, forse da molto di più.Voglio dire, in fondo non è meglio vivere fino in fondo il momento presente fregandosene dell'assoluto, dell'ideale ecc? In fondo io mi sento imperfetto, precario, incerto e se badassi a star bene nell'adesso fregandomene delle filosofie e degli ideali ?Non ho voglia di cercare una figura divina, un super genitore al quale affidare le paure le incertezze, vorrei prenderne carico personalmente e vivere la mia umanità fino in fondo, quaggiu sulla terra, in mezzo al fango, non aspirando alle assurde e cosi lontane vette del divino.


Giorgio Girolomini